Non fornite quel codice!

A tutti i nostri clienti abbiamo consigliato di NON fornire il codice SDI ai loro clienti a meno di esigenze particolari. Ecco il perché.

Ogni azienda ha la possibilità di definire, presso il sito della Agenzia, su quale canale desidera ricevere l’inoltro delle fatture che l’Agenzia riceve via SDI. Si può scegliere di riceverle via pec e si può specificare su quale indirizzo, oppure fornire un codice SDI. Il corretto inoltro secondo la scelta effettuata, è un compito della Agenzia delle Entrate.

Pensiamo che per il 99% dei casi (99,98% dei nostri clienti) non sia per nulla vantaggioso specificare ai propri fornitori il codice SDI in uso perché indirizza le fatture verso uno specifico servizio di gestione. Se un domani si cambia il fornitore e si passa, tanto per fare un esempio, da “Mexal” a “Fattura 24”, il codice SDI cambia e occorre informare del cambiamento tutti i fornitori, con la matematica certezza che si dovranno gestire un bel po’ di inviii errati. Affidandosi al servizio implicito nella gestione della Agenzia delle Entrate, si evita questo problema. Basterà infatti modificare la scelta presso il sito della Agenzia perché le fatture venga inoltrate correttamente.

L’unico caso a noi capitato, fino ad ora, è stato quello di una banca nostra cliente, che pur avendo una sola ragione sociale, ha più uffici contabili e l’invio doveva essere dirottato obbligatoriamente nello specifico ufficio contabile responsabile di zona.

BY THE WAY: anche il proprio indirizzo PEC è una informazione che non ha motivo di essere richiesto/fornito. Esiste infatti un registro pubblico interrogabile on-line, da cui è possibile ottenere l’informazione aggiornata in tempo (quasi) reale: https://www.inipec.gov.it/cerca-pec/-/pecs/companies